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PAIK&JUNE

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E’ scomparso di recente, il 29 gennaio 2006, Nam June Paik. Il grande artista fu uno dei primi a riconoscere le potenzialità del media elettronici e a lavorare con essi manipolandoli e utilizzandoli come sculture o parti di esse riflettendo sulla loro influenza nella cultura contemporanea.

Paik fu l’organizzatore del gruppo Fluxus in Europa, il movimento artistico nato verso la fine degli anni ’50 negli Stati Uniti che intendeva diffondere una idea di arte che trasformasse l’azione del corpo in performance artistica. Fluxus era portatore di istanze new dada che tentavano di portare la sensibilità della vita artistica nella vita di ogni giorno, al fine di colmare il divario tra vita e arte. Gli artisti Fluxus inoltre non prediligevano una tecnica artistica in particolare, ma puntano alla commistione di video, fotografia, pittura, il tutto unito in magnifiche e dissacranti performance. Anche Paik, in questo senso, sperimenta la sua arte in musica, fotografia, video, installazioni e vere e proprie azioni.

Senso ludico e gusto della provocazione dadaista e surrealista caratterizzavano le action e le performance degli artisti Fluxus come in Etude for piano del 1960 di Nam June Paik che prevedeva la distruzione di due pianoforti, il taglio della cravatta e lo shampoo senza preavviso a J. Cage.


PAIK

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Nam June Paik è stato un artista statunitense di origine sudcoreana. Ha lavorato in diversi ambiti artistici, ma il suo nome è soprattutto legato alla videoarte , di cui è uno dei pionieri.

Compie i suoi studi di estetica, arte e musica a tokio dove si laurea con una tesi su Arnold Schönberg. Tra il 1958  e 1963 partecipa alle manifestazioni Fluxus  a Düsseldorf, è in contatto con artisti come John Cage,Wolf Vostell. 

Partecipa ad una mostra considerata oggi la prima esposizione di video arte, dal titolo Exposition of Music – Electronic television (1963)? dove si mescolano musica elettronica e immagine elettronica.

Paik studia il disturbo e impara a provocarlo distorcendo l’immagine elettronica: le sue prime elaborazioni sono infatti televisori con immagini modificate. Poi sperimenta la ripresa e la rielaborazione di registrazioni con la telecamera. Nel 1965 utilizza il primo modello di telecamera portatile della Sony  per riprendere il traffico caotico nel giorno della visita di Papa Paolo VI a New  York , e per farne un’opera video (Café Gogo, Blecker Street), mostrata la stessa sera al Greenwich Village, opera sancita da molti come il primo video d’arte della storia.
Tale opera, nata dalla rappresentazione tipica di un qualsiasi giorno (il traffico di una metropoli) e di un evento storico, “è un vero ready made video”, cioè “un evento-trovato e artisticizzato”.

Inizia a produrre videoinstallazioni con televisori modificati, da opere più minimaliste come Moon is the Oldest TV (1965)? ad opere più monumentali e fantasmagoriche come la torre di mille e tre monitor di Tadaikson di Seoul.


BILL VIOLA

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Bill Viola nasce a New York nel 1951. Dal 1969 al1973 studia arte nella sua città, alla Syracuse University e si laurea in Visual e Performing arts, avendo coltivato interesse soprattutto per la musica elettronica, per la Performance art e per i film sperimentali.

Tra il ’73 e il ’74 realizza dodici videotape, cinque installazioni sonore e dieci installazioni video; nella sua prima mostra collettiva espone con Nam June Paik, Peter Campus, Bruce Naumann. Nel 1975 partecipa alla Biennale dei Giovani a Parigi e Alla Biennale del Whitney Museum of American Art; da questo periodo in poi, partecipando ad esposizioni e rassegne importanti.

Dal 1980 Bill Viola tende ad abbandonare l’approccio strutturalista per uno stile visionario, mentre tra l’ ’87 e l’ ’88 inizia ad utilizzare pellicole in bianco e nero e presenta la sua più grande mostra personale al MOMA di New York.
Nel lavoro di Bill Viola il corpo ha un importanza cruciale, sebbene assuma molteplici aspetti, mostrandosi come presenza del volto in immagine, come coinvolgimento sensoriale ed emotivo del pubblico, come coincidenza tra mente e corpo, tra individuale e collettivo, tra reale e virtuale o immaginario: egli dà corpo non solo all’immagine, ma anche al suono. Paesaggi, ritratti, nature morte, città, montagne, interni domestici dei suoi video sono immagini archetipiche, primarie, pronte a creare collegamenti fra loro ed a ricomporsi in un tutto.
Nel febbraio del 1990 muore la madre e nel novembre dello stesso anno nasce il suo secondo figlio, nel 1991 realizza il video The Passing, che assume come tema centrale proprio la Morte e la Nascita come emblemi della condizione umana.
Bill Viola non utilizza mai la tecnologia come contenuto, cioè come mezzo fine a se stesso, formalisticamente o virtuosamente sfruttato, ma la associa con efficacia ad immagini tradizionali ed ai più antichi e profondi interessi dell’Uomo.

 BILL VIOLA OFFICIAL WEBSITE


VIDEO&ARTE

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VIDEO ARTE


Le innovazioni tecnologiche stanno trasformando la videoarte: le videoproiezioni stanno assumendo proporzioni cinematografiche, la tecnologia digitale permette ai creatori di portare l’immaginario video su strade sempre più complesse e Internet fornisce agli artisti nuovi spazi e nuovo pubblico per il loro lavoro.

Il video, come qualsiasi altra arte prevalentemente visiva, ha davanti a sé il denominatore comune dell’immagine che tutti credono di tenere fermamente in pugno mentre essa è contemporaneamente in molti luoghi, sempre contaminata ed interagente in un costante rapporto di spazio-tempo-luce. Le videoarti danno spesso la sensazione che le immagini, anche quando sono esattamente riprodotte dalle macchine elettroniche (dai monitor), talvolta si nascondano all’interpretazione, diventino ambigue e sfuggenti, sia quando sono lente e al ralentì che quando sono talmente veloci che un attimo dopo sono già andate molto lontano.

Questo perché la tecnologia elettronica è ormai presente quotidianamente, direttamente o indirettamente, nella nostra vita come nell’espressione creativa: il problema dell’arte, semmai, è costituito proprio dalla sua forza poetica che non può essere solo spettacolarità estetica, ma anche contenitore di elementi della memoria collettiva, poetica utopia che si concretizza nell’opera. La civiltà del network informatico, dell’interattività e della comunicazione via satellite segna il passaggio epocale dell’era elettronica.