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LA MUSICA

La stesura di un pezzo house inizia quasi sempre con un “intro” fatta eseguendo i soli suoni di drum, intro che culmina in una pausa fatta di soli “pad” (suoni elettronici di accompagnamento) per poi partire col tema principale , con le sue variazioni. Poi una pausa di lunghezza maggiore e di respiro più “ambientale” e infine un nuovo tema centrale (magari ripetendo piu volte il ritornello) e un “outro” per chiudere il pezzo. L’intro e l’outro sono importanti nella house e in tutti i generi “dance” perché permettono ai dj di metterli in sequenza senza che il pubblico possa avvertire il cambiamento

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RITMO HOUSE

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Il ritmo è caratterizzato da una metrica tendenzialmente in 4/4 con cassa in battere su ogni quarto, arricchita talvolta da pattern più elaborati. Una presenza fissa è lo “snare” (rullante) sui battiti pari e un “hat” (piatto) in controtempo, per accompagnare giri di basso in una o due battute. Il basso può essere acustico, elettrico o anche sintetico. Questo fa da base per la parte melodica che è composta diversamente a seconda dei generi ma che ha degli elementi comuni come la presenza di semplici fraseggi melodici di piano,chitarra austiche o elettriche funky o jazz , complessi assoli di fiati e corde eseguiti spesso da turnisti jazz e linee vocali che traggono le proprie caratteristiche dal funk e dal soul .Un esempio classico puo’ essere simboleggiato dalla mitica “Pump up the volume” dei MARRS. La frequenza metronomica è tipicamente di 105/110 bpm (ad esempio “mr.Finger – can u feel it”) fino a 130/132, ma in media le canzoni house sono suonate intorno ai 125 bpm .

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OrIgInI nOmE…HOUSE

Il nome “House music” si dice derivi dal locale di Chicago, Warehouse club, in cui Frankie Knuckles esordì con questo nuovo genere a metà degli anni 1980. Da qui la terminologia consueta “House” che è tipica di chi identifica il genere dal nome della discoteca che l’ha originata….in realtà c’è anche una piccola corrente di persone che afferma che il nome “house” sia nato per indicare un tipo di musica che -essendo completamente o quasi elettronico- è molto facile da produrre “in casa” come facevano i pionieri del genere nei loro home studio. Tra le due ipotesi però sembra avere molto più fondamento la prima, avvalorata da testimonianze di chi ha vissuto quel periodo e quegli episodi.

Un’altra discoteca che ha dato vita ad un genere che, fondendosi all’house, ne ha decretato un successo al di fuori della comunità gay per abbracciare il mondo intero è il Paradise Garage di New York , un garage trasformato in discoteca da Larry Levan che lanciò le sonorità garage house.

Riguardo ai vari sottogeneri, l’etimologia è molto semplice: si prende il nome del genere “contaminante” e lo si mette davanti alla parola “house”, quindi “funky house” (house contaminata dal funk), “soulful house” (house contaminata da soul ma diversa dal “garage”), “hard house” (house contaminata dall’hardstyle) ecc. Gli unici generi che esulano da questa regola sono “acid house” (dove acid è una sinestesia che associa il particolare suono di questo genere ad un sapora “acido”) e deep house (dove deep sta per “profondo”, un indicazione emotiva sul genere) esistono anche le definizioni di “chicago house” e “new york house”. Nel primo caso si definisce una house dalla tipica connotazione deep e dai groove duri e atmosfere per lo più cupe. Nel secondo caso si parla tipicamente di soulful house nella sua accezione piu purista, e deep house dai toni più soft. questo perché entrambi i tipi di sonorità sono nati appunto dalle rispettive città citate


dj RALF

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Antonio Ferrari, soprannominato Ralf fin da piccolo, anima le serate dei club più esclusivi del mondo. Ha suonato al Ministry of Sound celebre discoteca londinese, al Liquid di Miami, al Tenax di Firenze e al Pacha a Ibiza. Ogni primo del sabato è resident al Cocoricò, discoteca della riviera romagnola. Producer/remixer ha collaborato alla realizzazione di importanti dischi come Deep Inside Of You di Shafty, Da Lord di O.S.C.S. e Higher Than The Clouds di Depp Sky. Ralf collabora inoltre con il Made In Italy di Ibiza e la rivista Discoid.



ELETTRONICA E DINTORNI

Un ciao a tutti i miei cari lettori,

…era il 1999 quando un mix intitolato “Horizons”fece la sua apparizione nella scena progressive house/trance inglese ,riscuotendo da subito una marea di consensi ed apprezzamenti,e presto quel pezzo conquistò l’Europa intera.

L’autore era un giovanissimo inglese,allora solamente diciannovenne e già al suo primo esordio discografico..

Oggi invece a 8 anni di distanza,quel giovanotto che risponde al nome di James Holden è uno dei più acclamati,richiesti e talentuosi dj/producer a livello mondiale..

Parlando di Holden in questi giorni,sta circolando una nuova sua produzione dall’etichetta “THE IDIOTS ARE WINNING”che sto ascoltado mentre scrivo,veramente molto bello.

Questo disco è un concentrato del sound che Holden esprime nei propri set dove ritmiche tech minimal e sperimantazioni ambient si miscelano perfettamente..Io sinceramente la cosa che più intensamente vi consiglio è,quella di ascoltare il suo album,ma se veramente potete di recarvi ad un suo set dal vivo..Io ho avuto la fortuna quest’anno a riccione,di sentirlo per ben 2 ore dal vivo, in una delle date dei “cocoon party”in agosto…e che dire,è straordinariamente formidabileeeee.

Cari lettori detto ciò,oggi siamo arrivati alla fine di questo mio articolo…un saluto a tutti ed a presto…


HOUSE HOUSE…CHE MUSICA

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Verso i primi anni 80 comincia a diffondersi una nuova forma musicale destinata a caratterizzare profondamente il decennio successivo. Alla fine degli anni 70 cominciarono a nascere i primi bar a frequentazione gay, soprattutto dopo il giugno del 1969, dopo che ci fu la rivolta di stonewall inn, un bar gay nel greenvich village. La vera rivoluzione fu segnata dall’apertura del Salvation sulla 43 strada ovest nel distretto di hell’s kitchen a New York, dove i dance clubber gay poterono uscire finalmente allo scoperto.

Questo fu uno dei primi locali dove il dj proponevano house music. In questi anni il computer sembrò una vera miniera di nuove possibilità, ed era arrivato giusto in tempo nel periodo in cui stava per finire l’euforia del film “la febbre del sabato sera”. Cominciò a nascere il fenomeno house music, grazie anche a locali quali il Paradise Garage e il Loft, dove veri e propri maestri, come Lerry Levan e David Mancuso, contribuirono al suo diffondersi.

Dal 1976 al 1987 il locale culto per eccellenza era il Paradise Garage di New York dove un discepolo di Mancuso, il giovane Lerry Levan proponeva house music riuscendo a mandare letteralmente in ecstasy la folla. Dal 1977 al 1984 il dj Frankie Knuckles propose le prime contaminazioni house nella città di Chicago, al Warehouse Club, locale dal quale si dice che prenda il nome questo genere musicale, successivamente anche Jesse Souders comincia a proporre i primi pezzi house mixati, mentre a New york le etichette prelude e west end pubblicano i primi dischi in stile NY club.

A New York il dj Todd Terry produce “can u party” dimostrando tutto il suo valore e diventando un punto di riferimento per tutta l’house mondiale.
Nel 1988 esce a Chicago il singolo di LNR intitolato “work it to the bone” seguito da “breack 4 love” di Raze, diventata una grandissima hit. La dj international continuava a far uscire moltissimi pezzi come “get busy” di Mr. Lee, “turn up the bass” di Tyree Cooper e “yo yo get funy” di Fast Eddie, mentre divenne un vero e proprio inno dance il brano “can you feel it” di Fingers Inc. A New York comincia l’era di Frankie Knuckles dopo che abbandonò il Warehouse di Chicago per passare al Suond Factory. Anche in Inghilterra comincia a prendere piede il fenomeno house con l’uscita di molti singoli che portano la firma di Rob Davis e Paul Oakenfold.

Successivamente nel 1989 esce una vera e propria pietra militare del genere house, la famosa “frenck kiss” di Lil Louis che da vita ad un nuovo fenomeno musicale chiamato underground. Negli anni successivi si susseguono i pezzi house, deep, underground e acid che contribuiranno a riempire sempre di più un mercato in espansione.